Non ho sonno (2001)
[film #601 / Tutto Argento #15]
Titolo originale: Non ho sonno
Regia: Dario Argento
Soggetto: Dario Argento, Franco Ferrini
Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini, Carlo Lucarelli
Fotografia: Ronnie Taylor
Musiche: Goblin
Nazione: Italia
Durata: 117 minuti
Genere: thriller, giallo
Disponibile in streaming su: Prime Video (noleggio €2,99)
Trama:
Torino, 1983. Un ragazzo tredicenne assiste impotente all'omicidio della madre, assassinata con un corno inglese, senza riuscire a vedere il viso dell'assassino: è uno degli omicidi del "Nano Assassino".
(tratto da Wikipedia)
Opinione:
"Non ho sonno" è un film che mi lascia interdetto, perché appare svogliato e poi mi tira fuori dal cilindro un piano sequenza come quello della "decapitazione"; perché ti frantuma le palle anche con ottime sequenze d'uccisione; perché è una cosa mediocre, piatta, recitata da cani e dolorosamente insignificante, fatta da un regista dal passato sfavillante ormai intrappolato nei confini della propria ombra creativa. Che amarezza...
Curiosità:
Il ritorno dei Goblin
Dopo anni di separazione artistica, Argento riuscì a riunire la formazione originale dei Goblin per la colonna sonora. Il regista voleva ritrovare quel "suono" iconico che aveva reso celebri capolavori come Profondo Rosso e Suspiria. Il risultato è un tappeto sonoro aggressivo e ossessivo che è diventato uno dei punti di forza della pellicola.
La leggendaria "Sleepless Camera"
Per la sequenza iniziale sul treno, Argento voleva un movimento di macchina fluido e impossibile. Venne costruito un braccio meccanico telecomandato lungo decine di metri che permetteva alla cinepresa di muoversi agilmente tra i sedili e i corridoi stretti del vagone. Questo macchinario fu soprannominato "Sleepless Camera" e permise di girare piani sequenza virtuosistici senza dover smontare le scenografie.
Il "metodo" Max von Sydow
Lavorare con una leggenda come Max von Sydow (l'attore feticcio di Ingmar Bergman) fu un'esperienza particolare per Argento. L'attore svedese era estremamente metodico e rigoroso: pare che passasse ore a studiare i movimenti del suo personaggio, il commissario Moretti, per trasmettere il senso di decadimento fisico e la lucidità mentale tipica di chi è affetto da un principio di demenza senile.
Torino, la città magica
Sebbene il film sia ambientato in una città non sempre esplicitata, è girato quasi interamente a Torino. Argento scelse luoghi iconici come Piazza CLN (già vista in Profondo Rosso), la Villa Scott e i teatri storici della città. La scelta di Torino non fu casuale: il regista la considera la città più inquietante ed esoterica d'Italia, perfetta per una storia basata su vecchie filastrocche e traumi infantili.
Effetti speciali "old school"
Nonostante fossimo già nel 2001, Argento decise di limitare al minimo la CGI, affidandosi quasi esclusivamente a effetti speciali meccanici e prostetici curati da Sergio Stivaletti. Gli omicidi, particolarmente brutali e creativi (come quello della ballerina), furono realizzati con manichini iperrealistici e complessi sistemi idraulici per il sangue finto, mantenendo quel "sapore" artigianale tipico del cinema horror italiano anni '70.
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