Post

Visualizzazione dei post da giugno, 2018

21th Century Boys (2007)

Immagine
Naoki Urasawa | Panini Comics 2 volumi comics.panini.it Qualche giorno fa vi ho scritto della meravigliosa meraviglia cartacea e pittata che è 20th Century Boys . Bene, dopo un anno (2007) Urasawa sfodera il capitolo conclusivo, in due volumi, chiarendo alcuni punti oscuri del suo capolavoro. La bellezza è sempre quella, il piacere della lettura idem, e chiudere un'opera complessa come 20th Century Boys senza fare stronzate non è una cosetta così scontata o semplice. Il manga ci riesce alla grandissima e regala nuove pagine di storia intensa.

Tredici - Stagione 1 (2017)

Immagine
USA | Brian Yorkey | 13 Episodi Netflix Ricordo il proliferare di condivisioni riguardanti Tredici al momento dell'uscita, con la bacheca di Facebook invasa da meme più o meno incomprensibili sulla fortunata serie Netflix. La mia dolce metà la guardò per i fatti suoi e, complice la recente uscita della seconda stagione, ho deciso d'affiancarla, ovviamente dopo un doveroso recap. Tredici funziona abbastanza bene grazie all'ottima idea di fondo e, pur se non propriamente indirizzata a spettatori quarantenni come me, affronta temi importanti quasi sempre nel modo giusto. Bullismo, solitudine, incomprensione e mancanza di dialogo, figli che affrontano difficoltà senza che genitori e istituzioni ne abbiano sentore, tutto confluisce nei tredici episodi, anche se le solite lungaggini delle produzioni Netflix appesantiscono inutilmente la visione. Tra intrattenimento e riflessione, la prima season merita un assaggio pure bello corposo.

20th Century Boys (1999)

Immagine
Naoki Urasawa | Panini Comics 22 Volumi comics.panini.it 20th Century Boys, manga di Naoki Urasawa pubblicato dal 1999 al 2006, è un capolavoro del fumetto tutto, una lunga opera che andrebbe letta almeno una volta nella vita. Non è solo il tratto essenziale ma espressivo o la geniale idea di fondo a fare delle tavole di Urasawa quel gioiello di cui scrivevo, né l'intricato e intrigante svolgersi delle vicende, ma è la maestosa umanità dei protagonisti a segnare un prima e un dopo. Messi alle strette, disperati, sudici e sadici, agli esseri umani che vivono tra le pagine di 20th Century Boys ci si affeziona genuinamente e credo non ci sia complimento migliore da fare ad un'opera di fantasia. Emozionante, unico, irrinunciabile.

Unanimated - In the Light of Darkness (2009)

Immagine
Svezia | Regain Records Spotify A quattordici anni di distanza dal secondo disco, gli Unanimated (combo svedese nelle cui file militano nomi rilevanti del metallo estremo scandinavo) sfornano il loro album migliore. In the Light of Darkness è pura essenza death black metal vecchia maniera, pieno di melodia, ritmi mai troppo sostenuti e riff di chitarra che fanno bene al cuore. Peccato che la band non sia l'esempio perfetto di costanza nelle pubblicazioni, ma se la qualità è questa tanto vale attendere. Bello.

Satyricon - Now, Diabolical (2006)

Immagine
Norvegia | Roadrunner Records Spotify Qualcosina ho già scritto sui Satyricon ( qui , qui e qui ) e oggi tocca a Now, Diabolical, disco che ho leggermente snobbato all'uscita ma che in queste giornate d'inizio "estate di merda" mi aiuta a inveire contro l'umanità tutta. Il rock and roll a base caprina del dinamico duo ha dalla sua un riffing circolare, così ipnotico nel suo ripetersi da abbattere ogni resistenza al pudore e alla cervicale. Corrosive e dirette, le tracce scorrono via che è una bellezza e solo il suono di batteria lascia perplessi, visto che un maggiore corpo avrebbe sicuramente giovato all'impatto generale. Inutile sperare in un ritorno alle sonorità che fecero grandi i Satyricon (alla fine 'sti gran cazzi), ma spalare fango su di un disco come Now, Diabolical è farsi un po' lo sgambetto da soli. Volume a palla, occhi sgranati e odore di zolfo.

Aikira - Light Cut (2018)

Immagine
Italia | Dischi Bervisti Spotify È tutto un post qualcosa nella proposta degli Aikira, band italica dalla scarsa originalità ma dal sicuro impatto "emotivo". Light Cut parte da una base strumentale diluita e serpeggiante che d'incanala in bui vicoli prossimi ora al black metal più showgaze ed altre volte smarrendosi in tortuosi percorsi quasi psichedelici. I brani entrano subdolamente e lasciano lo strascico d'emozioni passionali, rabbiosi cumuli d'oscurità che bramano il sole autunnale. Un ottimo album di musica strumentale che non inventa un cazzo (è ancora possibile?) ma che punta dritto allo stomaco.

Satyricon - Deep Calleth Upon Deep (2017)

Immagine
Norvegia | Napalm Records Spotify Ammiro moltissimo la personalità dell'accoppiata norvegese, fautrice di album in costante evoluzione che, pur con qualche lieve stonatura, hanno saputo tracciare un cammino sonoro unico. Deep Calleth Upon Deep è l'ultimo tassello del puzzle Satyricon, un bignami del loro sound attuale con ogni elemento distintivo al proprio posto. Glacialità, riff ipnotici, melodia, sperimentazione e groove, ricerca costante e brani che crescono ascolto dopo ascolto, catchy il giusto ma non banali. La produzione fredda calza a pennello ad un album che fa della modernità il proprio fulcro, pur non ripudiando l'anima metallica oscura ed estrema che accompagna Satyr e Frost da sempre. Consigliato.

Orbita 9 (2017)

Immagine
Hatem Khraiche | Netflix netflix.com/title/80222823 Lei ha vissuto da sola sulla sua astronave fino all'arrivo dell'ingegnere (oh, pare la trama di un pornazzo da paura!) La love story in salsa sci-fi di Khraiche, pur non facedosi mancare nemmeno un cliché del moderno revival cinematografico fantascientifico, riesce a intrigare per tutta la durata (tranquilli, che non soffre della mania di lunghezza di molte produzioni Netflix.) Orbita 9 è stato realizzato con pochi soldi e ha dei colpi di scena abbastanza prevedibili, ma mette in scena con buona maestria un'ambientazione convincente, dei personaggi caratterizzati quel tanto che basta e recitati in maniera degna, gestendo il ritmo in scioltezza senza favorire orchite precoce a botte di pipponi interminabili pesanti come macigni. Un piacevole passatempo.

Mute (2018)

Immagine
Duncan Jones | Netflix netflix.com/title/80119233 Dopo un partenza col botto ( mi riferisco a quella perla di Moon ), Duncan Jones pare caduto in un gorgo nero fatto di film che vanno dal decente (Source Code) all'inutile, perché Mute è un film inutile. Un amish muto si lancia alla ricerca della propria amata in una Germania del futuro un po' cyberpunk e troppo già vista. Qualche bel panorama nulla può contro uno sviluppo delle vicende banale e prolisso fino alla morte dove il protagonista viene mortificato da una sceneggiatura che sembra procedere svogliata e annoiata, proprio come me durante la visione. Il simpatico richiamo a Moon (le due pellicole condividono il medesimo universo) e il saluto al defunto padre Bowie sono i punti più alti di due ore tristemente vuote. Che delusione...