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Visualizzazione dei post con l'etichetta Grande Fardello.

Je suis malaadeeee

Alla fine di un periodo estivo bieco ed esecrabile, scandito dai crescenti sintomi dell'omofobia,.dell'intolleranza e da porrofobie varie, immancabile x la chiusura del tutto come un bidet alla fine di una cagata mondiale, arriva la malattia. Sto nel letto e un sentore di malessere interno comincia a salirmi dallo stomaco; cambio posizione, mollando due o tre borde che gonfiano le coperte godendo di quell'aerosol stordente che per pochi istanti mi lascia dimenticare l'attuale situazione; comincia ad avvertire un senso strano di mancato equilibrio e intanto il sudore comincia ad adempiere al suo compito di collante con le sottili lenzuola, riducendomi in pochi istanti a salma obitoriale; la calma acquistata nel distendersi è ormai andata a farsi fottere e le madonne svolazzano ora liberamente sul soffitto della mia camera; mi alzo, barcollo, tiro un altra borda, causata forse dallo spostamento dell'asse corporeo; mio fratelo svegliato dalla solfatara ha solo il tempo...

Una grassa puttana annoiata.

Questa è una di quelle cazzo di notti dove il tempo sembra ubriaco, avanza barcollando e vomitando con una lentezza esagerata. Sudato come una puttana grassa, riesco solo ad ascoltare musica distrattamente, mentre apro il secondo pacco di sigarette e sorseggio caffè amaro da una tazza scheggiata. Una solita giornata di merda, ucciso dal lavoro e sodomizzato dalla noia, la bastardissima noia che troppo spesso mi colpisce. Eppure la paura è lontana, sono stupidamente anestetizzato dal quotidiano e mi rotolo nella merda che tanto detesto. Ecco cosa sono diventato: una grassa e lorda puttana annoiata.

bu

Sono tre giorni che bevo beck's.. ma sono anche tre giorni (anzi di più) che cago a intermittenze rapide e a consistenza molle.. non è una bella cosa.. poi l'estate fa cagare... CAZZOOOH!

Prego, mi dica...

Eccola lì, appesa al carrello per la spesa, in balia del flusso umano in piena estasi da shopping. Vecchia, ripiegata ed avvizzita come un albero d'ulivo potato con violenza, osserva con occhi assenti quello scomposto fiume di carne, persa tra una montagna d'assorbenti e tonnellate di scatolette di tonno di pessima qualità. Qualche passo incerto e una sosta di svariati minuti a seguire, un sospiro e di nuovo quello sguardo vuoto, vitreo. Mi ferma afferrandomi per il braccio, e tirandomi verso di lei gracchia: "Senti... Ma dove sto?" La fisso intensamente prima di focalizzarla per bene, le sue parole sono leggere, esili. "Prego, mi dica..." Non ho risposta. La vecchia lascia il mio braccio e riprende il suo cammino affaticato, perdendosi tra le cataste di pasta in offerta.