Alimentazione notturna

Dopo una giornata di schiavitù retribuita (hanno detto che un'ora della mia vita vale più o meno 6,56 euro, netti), affamato come un lupo con una famiglia di vermi solitari (lo so, se sono in famiglia come fanno ad essere "solitari"? Ma perché non vi fate i cazzi vostri?), decido di mangiare qualche pastrocchio nel fido baretto di periferia.
Torno a casa, mi lavo in fretta e svelto come una "tasciola" mi reco al "Bar del Rosso" (mitologico anfiteatro di post-vita).
Mi siedo con vecchi e nuovi amici e, mentre sorseggio una birretta gelata, mi soffermo ad ascoltare l'umanità che mi circonda.
Parole confuse miste a bestemmie si inseguono come una coppia di marmocchi in calore, formando uno strano miscuglio di caos, stranamente ritmico ed ipnotico.
Cerco di focalizzare qualcosa, ma la stanchezza e l'acidità dello scroto rendono il tutto più complesso.
Parole, rumori, qualche lieve sorriso (stuprato da una risata fragorosa e volgare), bicchieri tintinnanti e respiri stanchi.
La notte è ferma, quieta ed assorta nel suo stesso silenzio, il paese è vuoto, forse in dormiveglia, oppure un'ennesima volta distratto, estraneo a chi lo popola.
Si parla di nuove vite in maniera leggera, con lentezza, così, solo per muovere labbra ed emettere un qualche suono.
Seduti ma lontani, con la testa che vaga chissà dove.

Un pezzo di pane duro ed una nuova birra, mezzo pacco di sigarette e poi a casa.

Una notte vecchia che accoglie un nuovo giorno stanco.

Commenti

  1. MA SEI PROPRIO QUILL D LU ROMANTIC!!!!!!! La parte più bella della serata è stata quando il Roscio inceneriva gli arrosticini con lo sguardo. Cristo, t'è dù chiun mbaccia hahahahahahahahah

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