Visitor Q (2001)

Giappone | Takashi Miike

Post di Michele Ricci.

Il padre (giornalista fallito) paga la figlia (studentessa) per fare sesso, mentre la madre (eroinomane e storpia) subisce le fustigazioni del figlio (un ragazzino perseguitato da una banda di sadici bulli).

Questa è la famiglia immaginata da Takashi Miike, controverso e iconoclasta regista nipponico. A sconvolgere la vita dell'allegra famigliola di psicopatici subentra un enigmatico visitatore, causa scatenante di turbolenti cambiamenti.

Miike deride il concetto stesso di famiglia moderna, distruggendola e umiliandola, esasperando, spesso anche con cattivissimo gusto, le fobie, le perversioni e le frustrazioni di tutti i personaggi. Non c'è che empietà e follia, decadenza e disturbo, in un vorticare d'immagini che annichiliscono e provocano lo spettatore con situazioni rivoltanti, disturbanti e fuori da un qualsivoglia schema socialmente accettato, spettatore al cui occhio non è preclusa alcuna atrocità, sia essa uno stupro, un atto necrofilo o una disturbante sequenza surreale.

L'indifferenza che imprigiona i protagonisti, estranei a tutte le devianze che li circondano, non fa che ampliare a dismisura l'efficacia della critica caustica del regista giapponese, nonostante la pellicola possa risultare indigesta ed offensiva per una persona poco avvezza alla violenza fisica, morale ed etica presente in grosse dosi in Visitor Q.

Per loro c'è solo un'enorme, volgare e inconcepibile dito medio messo in bella vista.

In tutta questa malsana finzione troppo spesso, ed in maniera preoccupante, la realtà balza fuori in tutta la sua spietata e cruda verità. 

Un'opera estrema e coraggiosa.

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