Ricordare tutti i santi grazie a Super Mario Bros. 2, quello giapponese.

[OPINIONI, VIDEOGIOCHI]

Super Mario Bros. 2 (1986, Nintendo)
Versione originale: Famicom
Giocato su: Nintendo 3DS
Completato in: tre ore d'inferno, ma belle

Il "caso" Super Mario Bros. 2 è curioso, vista la diversità dei due videogiochi che ne portano impresso in copertina il logo.

Mentre a noi occidentali è toccato il reskin a tema mariesco di Yume Kōjō: Doki Doki Panic, nel 1986 i giapponesi, su Famicom Disk System, si sollazzavano con il vero seguito, identico nell'estetica al capitolo di poco precedente ma stronzissimo nel nero cuore che ne anima il petto villoso.

Il jappo Super Mario Bros. 2 prende a calci nel deretano senza vergogna alcuna (e Nintendo, ai tempi, ha pensato di risparmiare gli scarsissimi gaijin da una prova di destrezza platform da non sottovalutare), sovverte le regole base del paparino ("ah, che bel funghetto, cosa cosa cosa, mi ha ucciso, no!"), percula il giocatore scafato ("oh, ho trovato una warp zone, come come come, mi riporta indietro al primo stage, devo suicidarmi nel buco, no!"), inserisce delle chicche infami qui e lì ("uh, senti che venticello!", "eh, ma 'sto trampolino è 'na catapulta infernale!", "le piovre di merda fuori dall' acqua?") e arricchisce il tutto con un considerevole numero di livelli da sbloccare, a determinate condizioni, che raggiungono vette di difficoltà inimmaginabili.

Allora, perché consiglio a tutti gli amanti del panzone, con il fratello verdone, di lasciarsi maltrattare da questa creatura del demonio?

Ma per il ritmo, il maledettissimo ritmo con cui vanno affrontati i livelli di gioco, un insieme di micro sezioni, da pochi secondi, al cardiopalma che ci fanno poggiare i piedi relativamente al sicuro prima di schizzare verso i prossimi salti millimetrici, tra nemici storici, burroni infiniti e nuvole sorridenti, il cronometrico ritmo dettato da un level design che pretende dal giocatore il "controllo avanzato" dell'idraulico baffone, dove l'usare un nemico come piattaforma non è un borioso vezzo atletico ma una necessità, ché altrimenti la bandierina la vedi solo con il binocolo.

Ah, preparatevi psicologicamente a un numero consistente di stage "labirinto" ché mamma mia, manca solo un minotauro pixelloso e le bestemmie sono servite.

Comunque, ho terminato Super Mario Bros. 2: The Lost Levels (come è stato battezzato una volta arrivato qui molti anni dopo, all'interno di Super Mario All-Stars per Super Nintendo) in tre ore abbondanti, sfondando il touch screen del 3DS a furia di save state e augurando abbondante diarrea a Miyamoto e Tezuka (un sex symbol d'altri tempi), ma la soddisfazione finale, la quantità di contenuti e il terrorizzante livello 7-3 valgono i pochi spiccioli che costa sullo shop della vecchia guardia portatile di Nintendo. 

Hardcore!



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