Cosa resterà di NieR:Automata?

[OPINIONI, VIDEOGIOCHI]

Tempo di lettura: 3,27 minuti

NieR:Automata
Anno: 2017
Nazione: Giappone
Sviluppo: Platinum Games
Giocato su: PlayStation 4
Completato in: 36 ore di Yoko Taro con Platinum Games intorno 

Playlist su YouTube.
"Platinum Games sgrezza quasi completamente la materia giocosa dell'ultima folle creatura partorita da Yoko Taro, un crescendo narrativo travolgente che rende Nier:Automata affascinante e diverso, nonostante le imperfezioni." 
Pur avendolo acquistato al lancio, ho accantonato NieR:Automata fino a oggi, ché c'era un certo The Legend of Zelda: Breath of the Wild da spulciare, godere, amare.

Con il senno di poi, mai scelta fu più giusta, visto che la natura ludica del titolo Taro/Platinum, fatta di ripetute run in un'ambientazione pseudo open world, avrebbe patito l'inevitabile e scorretto paragone con l'esuberanza creativa, con il divertente sporcarsi le mani del gioiello Nintendo.

NieR:Automata fa il possibile, riuscendoci in parte, per offrire un'esperienza diversa e ricca con un budget non certo stellare, e va riconosciuta a Platinum Games l'intelligenza d'aver attinto dal proprio bagaglio professionale tutte le caratteristiche vincenti delle produzioni precedenti.

Il combat system è quello fulmineo, smart e appagante che conosciamo, unito a uno sviluppo del personaggio in salsa RPG che permette una discreta personalizzazione, peccato che gli scontri veri e propri ne sfruttino le potenzialità al minimo, anche ai livelli di difficoltà piu alti, richiamando alla memoria l'origine musou della serie ideata dal matto Taro, il conturbante scoglio sui testicoli Drakengard (citazione?)

L'alternanza tra fasi sparatutto, twin stick shooter, a scorrimento laterale, con visuale dall'alto o interamente testuali, unite a momenti di puro spettacolo, precipitano in un setting post-qualcosa banalotto, bruttino e praticamente vuoto dove dedicarsi a side quest che risultavano già vecchie ai tempi d'oro dei JRPG per Super Nintendo.

Il primo sguardo ai titoli di coda è accompagnato da sentimenti altalenanti, un "wow ma anche mah" proprio delle opere incompiute, quelle che, ne sei certo, avrebbero potuto offrirti molto di più.

I crediti scompaiono dallo schermo e il team Square Enix ti suggerisce di caricare il salvataggio e continuare, ché di cose da fare ce ne sono, ed è lì, in quel preciso istante, che si precipita sul palmo delle mani di Yoko Taro, stipulando un muto contratto dove tu, il giocatore, sei una pedina dello schema delle cose, dove dovrai sudartela la tua effimera ricompensa, in un loop di morte e rinascita, al fianco degli androidi più che alla loro guida, fino a quando non deciderai di smetterla di grattare via gli strati e sceglierai di non voler approfondire oltre una storia corale, malinconica e tragica, com'è usanza dell'uomo dentro la maschera angosciante.

Il gameplay è narrazione dietro una ripetizione che si modifica, aggiunge personaggi, (pochi) luoghi, vicende, rivelazioni e citazioni cesellate al bacio per i veri appassionati del precedente NieR, monotono nel cuore action ma furbo nel ribaltare le convinzioni pregresse con il giusto ritmo, accelerando come un ossesso nelle fasi conclusive di ogni tornata.

Lo sviluppo dell'intreccio non è esente agli scivoloni nei dintorni dell'anime di fantascienza filosofica standard, ma ci sono dei momenti così intensi, così aperti a vari gradi di lettura, così intimamente coinvolgenti da cancellare all'istante tutte le smorfiette di disapprovazione, con l'apice emotivo raggiunto del finale vero (ipoteticamente dopo cinque run) dove la quarta parete si disintegra ed è il giocatore a combattere i creatori, a sacrificare propri ricordi e quelli  di altri giocatori, reali e quasi indispensabili, per ribellarsi e modificare quello che è già stato scritto e deciso prima del nostro esistere all'interno del gioco.

Di NieR:Automata porterò con me istantanee d'umanità sottoforma di goffe biomacchine, frammenti di coscienza tra curve sinuose e pantaloncini, la consapevolezza che nel sacrificio, distante dal concetto stesso di giusto o sbagliato, si nasconde il più profondo, anarchico e puro amore, scatti impreziositi da un accompagnamento musicale magistrale, poetico, da brivido continuo, capace di sorreggere sulle proprie spalle il carico emozionale delle sequenze più intense.

Un gioco pieno di difetti, caratteristica imprescindibile di tutti i figli binari dello svitato padre, certamente penalizzato dalla manifesta carenza di fondi ma dove non latitano idee a volte geniali, un viaggio spossante che merita d'essere vissuto con pazienza e dedizione, un buon compromesso per tutti quelli che vogliono avvicinarsi per la prima volta alla visione/distorsione ludica di Yoko Taro, di certo più accessibile rispetto al diamante grezzo, ricoperto di fango incrostato, che è NieR, ma ammantato dello stesso, seducente, fascino.

Commenti

Post più popolari