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Visualizzazione dei post da novembre, 2018

Behemoth - I Loved You at Your Darkest (2018)

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Polonia | Nuclear Blast | 12 brani Ne hanno percorsa di strada i Behemoth dai gelidi esordi underground, inanellando una serie di fortunate scelte stilistiche confluite all'interno di un sound riconoscibile e, soprattutto, vendibile. I Loved You at Your Darkest è un saliscendi sonoro continuo, gothic rock che sfocia in terremotanti assalti black death metal, cori di fanciulli (idea geniale) a contrastare il vocione da camionista incazzoso di Nergal . Brano dopo brano s'arriva a fine album in un baleno, senza battere ciglio, e questa scorrevolezza è sia pregio che difetto, lasciando l'operato della band polacca in una preoccupante terra di mezzo di cui non rimane traccia ad ascolto terminato. Un prodotto confezionato con estrema cura ma che mi ha lasciato prevalentemente freddo.

At The Gates - To Drink From The Night Itself (2018)

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Svezia | Century Media Records | 12 brani Non voglio riscrivere le stesse cose riguardanti il "disco del ritorno" degli At The Gates , non voglio proprio, eppure To Drink From The Night Itself soffre dello stesso "male" di At War With Reality : ottima padronanza tecnica, esperienza e zero emozioni. Qui c'è almeno una leggera venatura dissonante in alcuni riff di chitarra, un piccolo diversivo ai soliti tupa-tupa-moment , rallentamento, aaahhh!! Per la storica band svedese la gloria del passato è certamente una compagna con cui è impossibile convivere. Non è brutto, solo inutile.

Antimatter – Black Market Enlightenment (2018)

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Inghilterra | Music in Stone | 9 brani Il precedente disco degli Antimatter (o sarebbe più opportuno chiamarli Mick Moss & Friends ) non mi aveva particolarmente colpito, anzi. Con Black Market Enlightenment il tiro è quasi completamente aggiustato: malinconia a manetta, chitarre languide, tanta melodia e pure delle spruzzate di doppia cassa qui e lì (!!!) Peccato che la qualità sia altalenante e non tutti i brani possano contare su forti brividi regalati a coprire una palese ripetitività. Un disco di rock triste e duro che desta meno preoccupazione per il futuro del progetto inglese.

PPPP [1]: Assassin's Creed #01

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Indice dei post -  Introduzione a PPPP - Sessione #01 Titolo: Assassin's Creed Sviluppatore: Ubisoft Montreal Uscita: Novembre 2007 Piattaforme: PlayStation 3 , Xbox 360 , PC Giocato su PlayStation 3 Sessione #01 Data: 22/11/18 Ora inizio: 00:10 Ora fine: 01:45 I fatti Due medici (un vecchio testa di cazzo e l'assistente bionda) cercano d'estrarre dalla memoria di Desmond Miles (un barista/killer/"io non ho fatto niente" con la faccia da pesce lesso) i ricordi del famigerato Altaïr , assassino che durante la Terza Crociata ne ha mandata di gente al creatore, lì in Terra Santa . Collegato all' Animus (un software ovviamente prodotto da Microsoft ), Desmond rivive le gesta dell'avvo, incastrato nella secolare guerra tra  Assassini e Templari. Il bianco uccisore fa un mezzo casino, subisce un assedio, manda su tutte le furie il boss (un altro decrepito stronzo) che prima lo uccide e poi "no scherzavo, ti tolgo tutte l...

Vi presento PPPP.

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Se Diario di Viaggio è semplice gameplay con un breve commento scritto intorno, quella che vado a presentarvi oggi è una rubrica sul proseguimento pressapochista, progressivo e populista, di una serie videoludica nella sua interezza (non posso farcela): signore e signori, ecco a voi Proseguimento Pressapochista Progressivo Populista , o PPPP per i più intimi. Ah ah ah! Ehm... Nell'impresa barbonica cercherò di portare avanti un titolo specifico, nella sua interezza, tirando dritto verso il finale senza perdermi in missioni secondarie o sciocchezze di contorno. Annoterò impressioni, particolari, chicche e cazzate all'interno di post che non hanno pretese di completezza ma che proverano a incuriosirvi/intrattenervi in totale serenità (...) Com'è lecito aspettarsi, la rubrica si svilupperà su di un numero consistente di post, più o meno brevi, ovviamente dipendenti dalla mia "possibilità oraria", ché il figliolo merita tutto il mio tempo e la per...

Scatto di Domenica #20

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Paper Mario: Color Splash 2016, Intelligent Systems - Wii U Due anni fa ho scritto un post sul poco riuscito Paper Mario: Color Splash , ma la direzione artistica del gioco Intelligent Systems è fuori scala, una festa di colori che fanno bene qui e qui.

BarbaReplica: Polybius (2017)

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2017 | Llamasoft | PlayStation 4 Torna all'improvviso, giusto per tappare qualche buco, BarbaReplica , la rubrica più svogliata del web. Oggi ci diamo alle droghe lisergiche con un video sul Polybius di sua santità acida Jeff Minter . Fate uno svaggio buono, compari!

City Bomber (1987)

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Giappone | Konami | Arcade Quando si è al cospetto di un capolavoro lo senti nei pantaloni, nel grado d'umidità crescente all'interno delle mutande. City Bomber , a trent'anni dalla sua uscita, scalcia come una puledra impazzita, un racing game con visuale dall'alto furente, adrenalinico, travolgente. Sfrecciando nel traffico, inseguiti dalla polizia, si abbattono case, elicotteri e vite a suon d'armi da raccogliere mentre il manto stradale scorre via fluido come burro sciolto. Ritmo indiavolato, controlli perfetti, track design limato di fino, una soundtrack che sfonda deretani e tonnellate di puro orgasmo arcade d'alta scuola. C'è bisogno d'aggiungere altro per convincervi della bontà di questo gioiello  Konami ?

Desert War (1995)

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Giappone | Jaleco, NMK | Arcade Gli si vuole molto bene a Jaleco , softco nipponica storica del periodo d'oro degli arcade, capace di marcare i propri giochi con una discreta personalità e un solido gameplay. Prendete Desert War ( Wangan Sensou in madrepatria), shooter elicotteristico verticale dal ritmo compassato e improntato al recupero di miserabili soldati, prigionieri in territorio nemico ma prontissimi ad elargire carburante e potenziamenti a gogò. Si spara bene e la grandezza del nostro elicottero richiede una maggiore attenzione durante le manovre tra la sassaiola di proiettili, ma l'ottima gestione delle ondate avverse e una colonna sonora da paura trasformano ogni partita in un godimento sparacchino old style bello sostanzioso. Solido, godibile, divertente.

Scatto di Domenica #19

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2012, Nintendo EAD - Nintendo 3DS Qui trovate un post su l'ultimo Animal Crossing che mi sono sparato in vena (non quella porcata tagliata male di Pocket Camp ), ma Remo merita assolutamente un'apparizione in questa rubrica. Il fine umorismo da cinepanettone italico (esistono ancora?) è irresistibile, pochi cachi!

Moon Cresta (1980)

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Giappone | Nichibutsu | Arcade Se c'è una sensazione che Moon Cresta veicola nel più intenso dei modi questa è di certo la precarietà. Non importa se si riesce, a fatica, ad assemblare i tre moduli, saremo sempre asserragliati dai nemici, stoici sucidi dai movimenti psicotici e imprevedibili. Una maggiore estensione del raggio di fuoco si paga con una vulnerabilità estrema e l'obbligo d'attendere che il proiettile sparato compia il proprio destino, prima di poterne esplodere un altro, richiede reattività e mira eccellente. Implacabile, immediato e coinvolgente, lo sparatutto angosciante di Nichibutsu è pronto ad accogliervi tra le sue diaboliche spire, prigionieri del loop di distruzione e tensione che ne attraversa il codice, finché morte (vostra) non vi separi. Imprescindibile.

Urban Champion (1984)

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Giappone | Nintendo R&D 1 | Famicom Adoro l'essenzialità dei videogiochi "primordiali" ma la prima scazzottata uno contro uno sviluppata da Nintendo non dura più di una scaramuccia tra adolescenti. Il problema principale di Urban Champion è l'immediata noia che riesce a scatenare, imputabile alla scarsità di mosse offensive e difensive (quattro pugni, una parata e una schivata) a disposizione del giocatore, che lo rendono a tutti gli effetti un passatempo elettronico usa e getta discretamente costoso. Stesse ambientazioni, stesso nemico, due imprevisti in croce e l'unico appiglio di una minima appetibilità in doppio nulla possono contro il coetaneo Karate Champ della Technōs Japan , per non parlare delle meraviglie di un  Yie Ar Kung-Fu che vedrà la luce solo qualche mese dopo. Grazioso d'aspetto ma soporifero nella sostanza.

Scatto di Domenica #18

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2014 | Monolith Productions (USA) | PlayStation 4 Stupidamente esteso (per cavalcare a tutti costi l'invadente malattia da open world che affligge il gaming più o meno moderno), assurdamente vuoto nelle ambientazioni, Middle-Earth: Shadow of Mordor esprime il proprio potenziale nell'intima natura da brawler tridimensionale post Batman di  Rocksteady Studios . Il gioco di Monolith Productions sfoggia uno stepitoso Nemesis System che trasforma le mostruosità avversarie da semplici manichini pronti a farsi massacrare a creature stronze che portano addosso i segni e l'esperienza dei precedenti incontri. Una trama così ignorante da far tornare in vita Tolkien solo per tirare un paio di bestemmie, un personaggio carismatico come il parente svizzero che ti porta sempre la cioccolata quando scende in vacanza ad Agosto, eppure dannatamente divertente da giocare quando si tratta d'infilzare orchi come se non ci fosse un (oscuro) domani.

Goldmund - Sometimes (2015)

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USA | Western Vinyl | 17 brani Spotify Smarrendosi all'interno di Sometimes si percepisce con chiarezza tutta la sensibilità artistica di Keith Kenniff , la mente e il cuore dietro Goldmund . Ambient pianistico ad alto concentrato di malinconia assuefacente, quasi timido nello svilupparsi e in grado d'avvolgere l'ascoltatore in un caldo abbraccio materno che ha il profumo dei ricordi e la quiete dell'accettazione più incondizionata. Meraviglioso.

Alice in Chains - Rainier Fog (2018)

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USA | BMG | 10 brani aliceinchains.com Non posso certamente considerarmi un fine conoscitore della "sfortunata" band di Seattle , ma Alice in Chains e Dirt li ho praticamente usurati e di Jar of Flies faccio giusto in tempo ad ascoltare Nutshell (è il secondo brano...) ché mi sciolgo in un mare di lacrime e singhiozzi, imbarazzanti almeno quanto rumorosi. "Sì, ok, ma dopo tutto 'sto cazzo di pippone vuoi dirci com'è l'ultimo disco degli Alice ?" grideranno i miei fedelissimi lettori immaginari, ai quali risponderò scrivendo che Rainier Fog è un bel pezzo di rock duro, onesto ed emozionale, di quelli da gustarsi con il sorriso sulle labbra, pieno di riff e intuizioni armoniche proprie della band e fresche anche dopo tanti anni d'onorata carriera. Consigliatissimo, e la copertina è bellissima.

Fuath - I (2016)

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Inghilterra | Fortriu Productions | 4 brani fuath.bandcamp.com Con l'arrivo del freddo e delle piogge mi sale la voglia, ricorrente e perversa, di black metal atmosferico, rigorosamente da spararsi in cuffia al ritorno a casa dopo un turno di lavoro pomeridiano tutto umanità e istinti violenti repressi. I di Fuath (solo project di Andy Marshall ) ha assolto benissimo il compito, proponendo un minimalismo melodico incredibilmente evocativo anche se originale come una passeggiata nel boschetto comunale con tanto di face painting da guerra satanica dei poverissimi. Accellerazioni, ripetizione ossessiva, rallentamenti e screaming distorto lontanissimo sono lì dove li avete sempre trovati, ma l'insieme supera la somma delle singole parti che lo compongono.