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Visualizzazione dei post da agosto, 2022

Apostolo (2018)

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[film #56] - info -  Titolo originale: Apostle Regia: Gareth Evans Sceneggiatura: Gareth Evans Casa di produzione: XYZ Films Nazione: USA, Inghilterra A seguito del sequestro della sorella, un missionario con qualche piccolo problemino s'imbosca in una comunità di fanatici religiosi su di un'isola che nasconde cose ancora più brutte. Dopo aver sbattuto di prepotenza il proprio pene sul tavolo degli action movie grazie alla coppietta di The Raid , Gareth Evans dimostra ulteriormente il proprio straripante talento, cambiando genere ma lasciando inalterato lo stile favoloso del suo dirigere. Apostolo è ansiogeno, teso come una corda di violino, dal montaggio serrato e graziato da una fotografia (ad opera di Matt Flannery ) che incrementa notevolmente il senso di sporcizia, di marciume e di luogo ancestrale e lontano dagli uomini che scorre nelle viscere corrotte del film. Il regista e sceneggiatore gallese si districa agevolmente tra orrore terreno e brutale violenza...

The Sandman - Stagione 1 (2022)

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[serie #21] -info- Ideatori: Neil Gaiman, David S. Goyer, Allan Heinberg Soggetto: Neil Gaiman, Sam Kieth, Mike Dringenberg Casa di produzione: Warner Bros. Television Nazione: USA Episodi: 11 Uomini, Eterni e tanta fantasia. Ho una premessa obbligatoria da fare: non ho mai letto la serie a fumetti di The Sandman ma questa trasposizione filmica episodica di Warner Bros. Television e Netflix mi ha fatto salire 'na scimmia brutta, il che è tutto un buon dire. Dieci episodi (più uno squisito omaggio bonus) che scorrono via intriganti, coinvolgenti, alcune volte eccezionali (la quinta puntata " 24 ore " è un gioiello), altre volte un po' prolissi nel modo sbagliato, restando comunque una spanna sopra la triste media delle produzioni firmate Netflix . Il The Sandman televisivo ti lascia con la voglia di volerne ancora (e contemporaneamente approfondire il materiale di partenza, che sicuramente saprà regalare emozioni più sfaccettate), di continuare il viagg...

Principessa Mononoke (1997)

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[film #55] - info -  Titolo originale: Mononoke-hime Regia: Hayao Miyazaki Sceneggiatura: Hayao Miyazaki Casa di produzione: Studio Ghibli Nazione: Giappone L'eterna lotta tra uomo e natura. Potrei semplicemente scrivere che Principessa Mononoke è uno dei migliori film (animati e non) di tutti i tempi e farla finita qui, oppure lodare la credibilità dell'ambientazione fantastica, di cui vediamo solo piccoli frammenti ma che percepiamo ben più pregna e carica di storia passata. Se proprio volessi insistere in una superflua pappardella di lettere, potrei far prendere fuoco alle mani, a forza d'applaudire, per la dinamicità e la spettacolarità delle scene più movimentate, per il carisma magnetico di tutti personaggi, approfonditi senza appesantire l'essenzialità narrativa del messaggio veicolato.  Potrei, inoltre, descrivere con esattezza il numero di lacrime versate di fronte alla magnificenza visiva e registica dell'intera pellicola, o contare uno a uno ...

A Quiet Place - Un posto tranquillo (2018)

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[film #54] Titolo originale: A Quiet Place Nazione: USA Regia: John Krasinski Sceneggiatura: John Krasinski, Scott Beck, Bryan Woods Guardato su Netflix Sulla terra è successa una cosa brutta brutta e per sopravvivere (male) bisogna non fare alcun rumore. Si sta discretamente in tensione in compagnia della famiglia Abbott , una tensione gestita in maniera più che egregia dal buon John Krasinski (protagonista insieme alla moglie, di fatto e di finzione, Emily Blunt ). Certo, il voler mantenere il film asciutto e serrato porta a delle accelerazioni narrative che non convincono del tutto, ma il coraggio di far vivere il momento senza troppe spiegazioni pregresse arricchisce di mistero un'esperienza altrimenti un po' scontata. Film piacevole, ben realizzato e meritevole di una visione. 

Un tranquillo posto di campagna (1968)

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[film #53] Regia: Elio Petri Sceneggiatura: Luciano Vincenzoni, Elio Petri Un pittore in prodonda crisi, creativa e mentale, scappa da Milano e si rifugia in una fatiscente villa veneta. Guardare Un tranquillo posto di campagna è come calarsi una pasta in una casa stregata ospitante un'installazione d'arte d'avanguardia: montaggio frenetico, colori a mille, una coppia d'attori protagonisti eccellente e un Ennio Morricone super dissonante sono gli elementi che, diretti e filmati alla perfezione dal grandioso Elio Petri , trasportano lo spettatore in un incubo psichedelico di puro disagio, un viaggio di sola andata tra perversioni, perdizione e follia. Un capolavoro da riscoprire. 

The Day Shift - A caccia di vampiri (2022)

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[film #52] Regia: J.J. Perry Sceneggiatura: Tyler Tice, Shay Hatten Un padre, cacciatore di vampiri, deve raggranellare molti soldi in pochi giorni per non far trasferire la figlia. L'esordio alla regia dello stunt/coreografo di botte J.J. Perry è un action tamarro a base di fucile a pompa, piroette e vampiri. Se con le scene d'azione c'è di che godere (ma senza gridare al miracolo), tra coreografie super cinetiche, smembramenti continui e contorsioni inimmaginabili, quando si arriva alle parti di raccordo tra una carneficina e l'altra (leggasi "storia" e "dialoghi") si toccano punte da film di serie z ma senza la bellezza dei film da serie z, con un bad hero ( Jamie Foxx ) improbabile e con battutine continue che non fanno ridere. Nemmeno la presenza di un ormai vecchio Snoop Dogg da quella bella spinta trash che in produzioni del genere è spesso salvifica. Insapore, noioso, evitabile. 

Il racconto dei racconti (2015)

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[film #51] Regia: Matteo Garrone Sceneggiatura: Edoardo Albinati, Ugo Chiti, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso Una regina offesa, una pulce obesa e due sorelle non più giovincelle. Matteo Garrone tenta quello che il cinema italiano (non indipendente) non osa nemmeno immaginare nei sogni più bagnati: realizzare un fantasy con ambizioni internazionali! Il racconto dei racconti, reinterpretazione di tre favole di Giambattista Basile , è uscito fuori una  mezza figata, sia a livello visivo (fotografia grandiosa e pochi ma buoni effetti speciali) che come viaggio fantastico carico di morale, elemento essenziale di ogni buona favola.  Prestazione da Oscar per Massimo Ceccherini , che con i suoi " Oh !", " Ah !" e " Po Rom Pom Pom! "  interpreta magistralmente la parte più horror (per lo spettatore pagante) della pellicola. Nonostante questo piccolo appunto, Il racconto dei racconti è da guardare. 

Split (2016)

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[film #50] Regia e sceneggiatura: M. Night Shyamalan Già con ventitré personalità la vita non deve essere proprio facile, figuriamoci con l'arrivo di una new entry con la smania brutta di fare concorrenza sleale ai cinecomic. Non sapevo assolutamente che Split fosse un seguito ambientato nello stesso universo del vecchio (e molto caruccio) Unbreakable , né tantomeno che nel 2019 fosse uscito un nuovo capitolo della serie (?) intitolato Glass . Insomma, letta la breve descrizione su Netflix , ho avviato il film e cosa mi è rimasto oltre alla prestazione notevole di James McAvoy e agli occhioni grandi grandi di Anya Taylor-Joy ? Un thriller girato a modino, ma senza sussulti, sorretto da un intreccio narrativo soporifero e banalotto, dove tutto è prevedibile, già visto, insomma du' palle. Forse la curiosità mi spingerà a guardare anche il terzo film (Glass) del " Super Heroes Universe Of Sorrow by Shyamalan " ma ho paura che si possa solo scendere più in ...

It Follows (2015)

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[film #49] Regia e sceneggiatura: David Robert Mitchell  Da una trombata in auto a sottoterra è un attimo. Cavolo che bel film è It Follows , horror girato da dio dal talentuoso David Robert Mitchell , con una fotografia (ad opera di Mike Gioulakis ) avvolgente e con le musiche di Disasterpeace a completare il tutto. I momenti di tensione sono divertenti ed efficaci, i jump scare limitati e non ci sono pallosissimi spiegoni a spiegare l'inspiegabile: il male esiste e devi accettarlo, sta a te dare le dovute interpretazioni, se proprio vuoi farlo. Bello ritmato, della giusta durata e fieramente ancorato ad un modo di fare horror che richiama i maestri americani. Consigliatissimo. 

Zombi Child (2019)

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[film #48] Regia e sceneggiatura: Bertrand Bonello Ad Haiti , nel 1962, un uomo viene zombificato per lavorare ininterrottamente nelle piantagioni di zucchero. A Parigi , nel 2017, una ragazza haitiana entra in un prestigioso collegio femminile dell'alta società francese. Che film strano Zombi Child , un horror "colto" fortemente politico realizzato con pochi soldi e in velocità. Strano perché, pur se lodevole nella critica alla Francia colonialista e al sistema scolastico "zombificante", s'incarta su elucubrazioni poi non così sviluppate, alzando la tensione solo negli ultimi venti minuti, quelli più aderenti ai canoni orrorifici e sinceramente efficaci.  L'ottimo lavoro alla macchina da presa e una fotografia perfettamente a tono con il tenore realistico del film, dimostrano l'indubbio valore di Bertrand Bonello come regista, ma questo non basta a fare di Zombi Child un bel film. 

Persona (1966)

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[film #47] Regia e sceneggiatura: Ingmar Bergman Un'attrice che ha scelto di restare muta viene affidata alle cure di un'infermiera. Capolavoro del cinema moderno, avanguardistico oggi più di ieri, Persona di Ingmar Bergman è una riflessione profonda ed allucinata sull'obbligo alla menzogna per amalgamarsi alla società, una prigione di finzione che offre solo due vie di fuga: il mutismo o il suicidio. Visionario e visivamente strabiliante, il capolavoro pessimista del genio svedese instilla una strisciante sensazione di disagio ed alienazione, una trappola emotiva priva di goffi orpelli dove il reale e l'inconscio si mescolano mostrando le contraddizioni, le incongruenze e le fragilità dell'essere umano. Un'opera d'arte immortale. 

Holy Emy (2021)

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[film #46] Regia: Araceli Lemos Sceneggiatura: Araceli Lemos e Giulia Caruso In una comunità cattolica alle porte di Atene , sopravvivono due sorelle filippine, una incinta e l'altra guaritrice. Holy Emy , esordio alla regia della regista greca Araceli Lemos , è un film compassato e sobrio che apre interrogativi interessanti sulla veridicità, o presunta tale, di superstizioni/magie arcane in una società conformata ai dettami di religioni istituzionalizzate e più facilmente decifrabili. Il confine tra il "bene" ed il "male" svanisce per lasciare spazio all'accettazione del diverso, pur se spaventoso nel suo manifestarsi, esprimersi, esistere.  Holy Emy è un'opera da decifrare, complessa ed ermetica, un racconto per immagini a cui dare il beneficio del dubbio. Pregevole. 

Scappa - Get Out (2017)

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[film #45] Regia e sceneggiatura: Jordan Peele Rose porta Chris , il fidanzato nero, a conoscere la sua bianca e benestante famiglia di merda. Scappa - Get Out parte da un'idea lodevole e qualche frecciatina sul vecchio e nuovo razzismo la imbecca pure, ma non ci va mai giù pesante e si accontenta di grattare la superficie, confezionando un film di genere certamente gradevole (esordio alla regia per Jordan Peele ) ma che non ha il coraggio di mordere lì dove la carne è fragilmente esposta. Menzione di merito per Daniel Kaluuya , veramente convincente e credibile, anche nel trucido finale. Carino. 

Midsommar - Il villaggio dei dannati (2019)

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[film #44] Regia e sceneggiatura: Ari Aster Dopo un lutto, una coppia e degli amici vanno in vacanza in un'apparentemente tranquilla comune svedese. Bisogna fare una premessa doverosa: i primi quindici minuti di Midsommar sono incredibili, un crescendo d'ansia e tragedia cesellato ad arte che giustifica da solo la visione del film. L'estrema eleganza della regia di Ari Aster ci mostra un subdolo orrore bucolico e solare, un cammino iniziatico che, tra danze, brutali rituali pagani e sorrisi angoscianti, precipita allucinato verso un intenso e "liberatorio" epilogo di morte, concludendo eccellentemente un'esperienza orrorifica d'assoluto pregio.  Midsommar è 'na bomba, insomma(r)...

El Topo (1970)

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[film #43] 1970 | Alejandro Jodorowsky | Messico Guardato su MUBI El Topo è un pistolero spietato che abbandona la strada della violenza (facendola molto breve, eh). Non sono certamente un esperto di cinema, né tantomeno uno studioso con le giuste competenze tecniche ed artistiche, ma sono sicuramente un grande appassionato della settima arte che ama essere spiazzato, messo in difficoltà, anche sconfitto.  Bene, El Topo è un western totalmente fuori di melone, pieno di simbolismi mistici, caustica beffa sociale e religiosa, fieramente grottesco, con una cospicua dose di violenza e con tanti momenti in cui ci si domanda cosa cavolo è appena successo. Eppure il film è suggestivo, ipnotico, quasi stupefacente (nel senso più psicotropo del termine), mai noioso e zeppo di quella meravigliosa libertà artistica, mista ad anarchia, propria dei mai troppo lodati anni Settanta. Un trip imperdibile. 

Vortex (2021)

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[film #42] 2021 | Gaspar Noé | Francia Una coppia di anziani malati, una casa stracolma di roba, un figlio ex tossicodipendente e Gaspar Noé : cosa potrà mai andar bene?  Guardare Vortex è stato impegnativo, addirittura asfissiante, perché in quella casa, stracarica di ricordi di vita passata e ora impestata dall'odore di una vecchiaia malata, si è costretti ad avvertire sulla propria pelle il brivido della certezza che tutto finirà presto, probabilmente male.  Gaspar Noé separa su schermo i due protagonisti ( Dario Argento e un'incredibile Françoise Lebrun ) come la malattia ha fatto nella realtà filmica, mostrando il lento e inesorabile disfacimento di una famiglia con uno sguardo freddo e minuzioso, gravido d'opprimente ineluttabilità e nichilismo a briglia sciolta, soprattutto in un finale da pugno nello stomaco fortissimo.  Tosto, lento, spietato. 

Men Behind The Sun (1988)

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[film #41] 1988, Tin Fei Mou Tra il 1936 ed il 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale , l' Unità giapponese 731 conduce esperimenti batteriologici e atrocità aberranti su numerosissimi civili cinesi, cavie dal destino segnato seviziate all'interno di un campo di concentramento che poco aveva da invidiare a quelli che noi europei conosciamo bene. Men Behind The Sun è un film di guerra e d'aperta denuncia storica a basso budget, assurto allo stato di cult movie per le numerose sequenze ultra gore (sia artificiali che reali...) ad alto impatto disturbante. Escludendo le atrocità ben in mostra, il messaggio di critica ricercato dal regista Tin Fei Mou arriva allo spettatore, sconcertato da cotanta brutalità? Direi di no, visto che la pornografia splatter di cui la pellicola è ricolma smorza l'impatto emotivo di molte scene, anche ben realizzate, lasciando spazio al puro e semplice disgusto, sensazione che prevarica ogni intenzione autoriale morale o politica....

Air Doll (2009)

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[film #40] 2009, Hirokazu Koreeda Una bambola gonfiabile prende vita e osserva quei cosi buffi chiamati uomini.  Air Doll ( Kûki Ningyô in originale) è una rilettura moderna un po' umidiccia della favola di Pinocchio , con tanta solitudine in più e senza un lieto fine che tale possa definirsi.  Hirokazu Koreeda illustra un'umanità isolata dai propri simili e schiacciata dalle proprie smanie, così tristemente spenta da far brillare l'infantile estusiamo per la scoperta della doll sessuale di una luce accecante, un guizzo d'innocenza nel denso grigiore del vivere moderno. Poetico, malinconico, per nulla volgare e molto ben realizzato, Air Doll riesca a scaldare il cuore non abbastanza per chiamarlo amore, e alla fine è un po' un peccato.  Carino.

Voyage of Time: The IMAX Experience (2016)

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[film #39] 2016, Terrence Malick Guardato su MUBI Miele per gli occhi. Voyage of Time: The IMAX Experience è la versione corta (quarantacinque minuti) del film omonimo (che non ho ancora guardato) di Terrence Malick , con Brad Pitt alla voce narrante. Se siete incappati in una qualsiasi delle opere del regista americano sapete già cosa aspettarvi: tecnica sopraffina, immagini strabilianti e una poetica, di forma e di concetto, che lascia senza fiato. Difficile spiegare l'infinita bellezza che dallo schermo, accarezzando tutto il corpo, scalda l'animo dello spettatore, uno scorrere continuo di suggestioni ed emozioni da vivere con lo sguardo rapito.  Bellissimo.

The Neon Demon (2016)

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[film #37] 2016, Nicolas Winding Refn L'innocenza è pericolosa. Ho guardato due volte The Neon Demon e non ho ancora ben chiaro se l'horror estetico di Nicolas Winding Refn mi sia piaciuto o meno, ma forse è giusto così, perché il cinema d'autore (e questa pellicola ne è una degna rappresentante) non deve per forza piacere o spiegarsi, rassicurando lo spettatore con una narrazione chiara e guidata, ma deve spiazzare, disturbare, sfidare e, magari, far riflettere. The Neon Demo n è sontuoso nell'estetica, criptico e sfaccettato nell'interpretazione, divisivo per sua stessa natura e difficilmente dimenticabile, caratteristica sempre più rara nel mare di brodaglia preconfezionata che fagocita avidamente il nostro tempo libero, giorno dopo giorno.  Non per tutti e consigliato ai più curiosi.

Parasite (2019)

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[film #36] 2019, Bong Joon Ho Visto in Blu-ray Il parassita della miseria sociale. Visto per la seconda volta, Parasite di Bong Joon Ho si apre a nuove sfumature e caustiche riflessioni, un sontuoso manifesto estetico alla miseria sociale, morale ed umana di una nazione che è poi lo specchio dell'intero sistema capitalista che governa il mondo, un corpo deformato infestato di parassiti che cercano rivalsa sprofondando in un abisso a cui sono predestinati e da cui non possono fuggire. Una commedia a varie gradazioni di nero che prende a pugni chi osa ridere. Intenso. 

Lo squartatore di New York (1982)

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[film #35] 1982, Lucio Fulci Guardato in Blu-ray Sesso, morte e solitudine. L'orrore de Lo squartatore di New York , lontano da spiriti o demoni, è carnalmente umano, insito nelle membra, schiavo delle perversioni, saturo di lucida follia omicida e disperatamente solo. Mai come in quest'opera imperfetta si percepisce il pessimismo del maestro romano, un ansiogeno messaggio privo di speranza cementato da un finale spietato e spiazzante.  Non è invecchiato benissimo ma la brutalità del messaggio non ha perso un briciolo della propria cinica potenza.

C'era una volta a... Hollywood (2019)

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[film #34] 2019, Quentin Tarantino Guardato su Netflix Amore per il cinema e leggera autocelebrazione. Per onestà intellettuale, devo ammettere che adoro ogni pellicola realizzata da Quentin Tarantino , con un amore ad intensità variabile ma pur sempre con sentimento. C'era una volta a... Hollywood mi ha rapito con la sua ricostruzione, sognante, luccicante ed automunita, di un'epoca fondamentale della storia del cinema, un inno appassionato a quelle atmosfere mitiche girato con una maestria insindacabile ma, questa volta, il trucchetto del finale non mi ha colto impreparato, smorzando di molto l'entusiasmo con cui vi ero giunto. Pitt e DiCaprio la fanno da padroni nelle piacevolissime due ore e mezza trascorse in loro compagnia, ma il reiterarsi delle solite Tarantinate (i piedi, ancora?) e il piccolo inghippo con la conclusione di cui sopra mi hanno lasciato divertito ma non pienamente appagato, non come altri film del talentuoso mattacchione. Ah, ad averc...

Girl In The Picture (2022)

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[docu-film #1] 2022, Skye Borgman Guardato su Netflix Da una foto in un incubo contorto. La storia che Girl In The Picture racconta ha veramente dell'incredibile, una realtà aberrante sepolta in una matrioska di menzogne da far impallidire anche il più fantasioso degli sceneggiatori di Hollywood .  Skye Borgman pesca da scene di repertorio, interviste e ricostruzioni ed assembla un docu-film onesto e interessante, sicuramente da vedere. Non un capolavoro ma consigliato.