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Visualizzazione dei post da 2018

Black Mirror - Bandersnatch (2018)

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USA | Netflix | Film interattivo Nonostante della genialità delle prime due stagioni ne sia rimasta solo qualche flebile traccia, Black Mirror continua a sperimentare, a mettersi in gioco mostrando una spiccata personalità. L'esperimento Bandersnatch pesca a piene mani da una meccanica basica dei videogiochi narrativi e discorre di scelta sfondando la quarta parete a proprio piacimento, purtroppo in maniera un po' furbetta e semplicistica. La realizzazione è ottima e le decisioni prese dallo spettatore non interrompono mai il fluire della storia che, pur non brillando per originalità e offrendo ben poche novità all'appassionato dei giochini, sono sicuro desterà discreto stupore se fatta fruire a persone poco avvezze a una narrazione interattiva. Ho provato un divertito sollazzo, ripetendo più volte l'esperienza per scoprire i vari finali disponibili ma in altri lidi, ben più interattivi e focalizzati, c'è di meglio. Se avete un abbonamento a Netflix val...

Hi Score Girl - Stagione 1 (2018)

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Giappone | J. C. Staff | 12 episodi Sfrutta bene la nostalgia Hi Score Girl , adattamento animato del manga di Oshikiri Rensuke, citando valanghe di gloriosi titoli arcade e casalinghi giapponesi mentre racconta la più classica delle storie d'amore adolescenziali, già viste in milioni di produzioni simili.  Se l'intreccio sentimentale risulta stucchevole molto in fretta, la presenza di una gag comica che ha a che fare con i tempi di caricamento del Neo Geo CD è una chicca così di nicchia che non si può non amare 'sto anime profondamente paraculo. Per tutti quelli come me, cresciuti tra cabinati e amori non corrisposti. 

Metalgia Canaglia #11: Anaal Nathrakh

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Anaal Nathrakh - Eschaton 2006 | Inghilterra | Season of Mist | 9 brani Scheggia psicotica di black metal e grindcore industriale, Eschaton del duo inglese Anaal Nathrakh è violente, instabile, altamente infiammabile. Velocità folli, rumori molesti, brutalità, chitarre malvagie e accenni di melodia prossima a frammentarsi. Micidiale. Brano preferito dell'album: The Yellow King

Metalgia Canaglia #10: Accept

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Accept - Death Row 1994 | Germania | RCA | 15 brani L'heavy metal rotondo e scarno dei teutonici Accept ha dalla propria la giusta dose d'ignoranza, utile a costringerti a smuovere il capoccione, e Death Row è uno dei pochi a mantenere costante il ricorso a medicinali contro la cervicale. Classico e buono. Brano preferito dell'album: Sodom & Gomorra

Baki - Stagione 1 (2018)

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2018 | Giappone | Netflix | 13 episodi Ho provato un certo imbarazzo nel guardare bestioni dalla grottesca muscolatura ipertrofica pestarsi a sangue nelle maniere più improbabili, tra dialoghi deliranti, ettolitri di sangue e un character design "peculiare". Ho provato un certo imbarazzo, è vero, ma i tredici episodi che compongono la prima stagione di Baki mi hanno divertito in maniera viscerale, appagando il bambinone un po' coglione che da sempre mi porto dentro, affamato della creatività bizzarra propria dell'intrattenimento nipponico. Peccato che il tutto si concluda con un cliffhanger da denuncia. Esagerato, stupido, delizioso.

Metalgia Canaglia #09: Animals As Leaders

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Animals As Leaders - The Joy of Motion 2014 | USA | Sumerian Records | 12 brani Tutto quello che volete, ma gli Animals As Leaders sono una delle band progressive metal strumentali più mostruosamente ammalianti di questa decade, tecnicissimi bastardi che sanno bene cosa vuol dire suonare con le palle. The Joy of Motion è ripieno di tanto ego strumentale ma vanta delle armonizzazioni sublimi che pochi possono vantare, avvolgenti nella loro contorta bellezza. Illuminante. Brano preferito dell'album: Physical Education

Metalgia Canaglia #08: Anthrax

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Anthrax - Fistful of Metal 1984 | USA | Megaforce Records | 10 brani Fistful of Metal non è certamente l'apice della carriera dei seminali Anthrax , ma il primordiale agitarsi dello speed/thrash metal che ne sorregge la struttura è un degno rappresentante di quelle dure sonorità. Ingenuo quanto volete ma ideale per scapocciare come degli stronzi durante queste sante festività.  Brano preferito dell'album: Metal Thrashing Mad

Metalgia Canaglia #07: Angel Witch

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Angel Witch - Angel Witch 1980 | Inghilterra | Bronze Records | 10 brani Un esordio convincente come Angel Witch avrebbe meritato ben altri onori, purtroppo schiacciato tra i giganti della New Wave Of British Heavy Metal che andavano formando le coordinate stilistiche di quel sound così fresco e movimentato. Il debut degli inglesi è un concentrato infuocato di ruffiano, orecchiabile e incredibile metallo ottantiano, una collezione di dieci brani da annoverare nei migliori capolavori del genere. Imperdibile. Brano preferito dell'album: White Witch

Metalgia Canaglia #06: Anacrusis

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Anacrusis - Manic Impressions 1991 | USA | Metal Blade Records | 10 brani Ho già dedicato un post a questa bellezza, ma Manic Impressions è un disco così sottovalutato che ogni amante della buona musica ha l'obbligo morale di farlo conoscere a più persone possibili. Il thrash metal, melodico e tecnico, dei compianti Anacrusis entra dritto nel cuore, ricco di momenti armonici al cardiopalma, ritmiche serrate e chitarre coriacee. Una gemma da riscoprire. Brano preferito dell'album: Something Real

Metalgia Canaglia #05: Amorphis

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Amorphis - Elegy 1996 | Finlandia | Relapse Records | 11 brani Poche band possono vantare una progressione così naturale del sound come gli Amorphis (lasciando perdere la tristezza delle ultime release) ed Elegy si trova tra la coinvolgente ingenuità degli esordi e la colorita miscela musicale che accompagna i finlandesi da svariati anni. Heavy metal, rock dal sapore settantiano, un pizzico di death metal, sentori folk e melodia come se piovesse, tutto in nome del coinvolgimento più diretto e divertente. Brano preferito dell'album: The Orphan

Metalgia Canaglia #04: Anathema

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Anathema - The Silent Enigma 1995 | Inghilterra | Peaceville Records | 9 brani Gli Anathema sono una delle mie band preferite e scegliere un solo disco non è un'impresa da prendere alla leggera, ma credo che Silent Enigma sia il più rappresentativo per illustrare la grandezza del gruppo britannico all'interno della scena metal, vista l'importante cambiamento di sound che sarebbe avvenuto poco dopo. Doom death metal disperato, tesissimo, drammatico e fatalista, avvelenato da melodie che tolgono il fiato e dalla pelle elettrica ruvida. Brano preferito dell'album: Sunset of Age

Metalgia Canaglia #03: Agent Steel

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Agent Steel - Omega Conspiracy 1999 | USA | Candlelight Records | 10 brani Omega Conspiracy è in equilibrio perfetto tra passato e presente, lo speed metal che si apre al thrash "moderno" senza abbandonare le tradizionali cavalcate tutte palle gonfie e petto villoso. E che riff signori, che riff che sfornano 'sti Agent Steel . Brano preferito dell'album: Illuminati is Machine

Metalgia Canaglia #02: Absu

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Absu - The Sun of Tiphareth 1995 | USA | Osmose Productions | 7 brani Per gli Absu la scelta è stata molto difficile, perché se da un lato c'è Tara e la sua lucida aggressività, dall'altra  The Sun of Tiphareth offre un ventaglio emozionale ben più ampio e sfaccettato. Alla fine ho scelto proprio lui, il secondo disco del trio texano, sette tracce in continua evoluzione che creano una miscela di metallo nero peculiare, unico e originale. Brano preferito dell'album: Apzu

Metalgia Canaglia #01: Abigor

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Quando arriva un figlio in casa, lo spazio non è mai abbastanza e le prime cose a venire sacrificate sono " le carrellate di cazzate di papà", oggetti preziosi destinati all'oblio, stipati all'interno di cartoni ammassati in umide cantine di vecchie case disabitate in fiamme (cazzo, forse ho un po' esagerato con il  dramma, visto che l'amore della mia vita mi vizia almeno quanto vizia lo straordinario hobbit Geggio Devasta Dimore , Signore Puffoso della Terra degli Abruzzi.) Metalgia Canaglia è l'ennesima micro-rubrica del blog dal futuro incerto, rubrica che nei vari post tratterà album metal (underground e non) che considero tappe imprescindibili nella crescita di un impavido adoratore del metallo, album a cui tengo particolarmente e che non voglio  dimenticare nei cartoni di cui sopra. Una scelta per gruppo, non sempre la più ovvia (altrimenti inserirei i Darkthrone ed i Voivod a palla di cannone) e avanti tutta, corna al vento! Bene,...

Marlene Kuntz - Lunga attesa (2016)

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Italia | Sony | 12 brani I Marlene Kuntz mi stavano sulle palle in gioventù, non c'è molto d'aggiungere. Non sono mai voluto andare oltre una prima, approssimativa, impressione e oggi sono qui per fare ammenda: Lunga attesa è un buon disco di ruvido alt-rock impreziosito da testi non banali, cosa più rara della tolleranza nel nostro stivale. Poi, basta Niente di nuovo per darti un'istantanea dell'Italia odernia e annientare stupidi e vecchi pregiudizi. Consigliato.

Scatto di Domenica #21

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2017 | Nintendo EAD | Nintendo Switch, Nintendo Wii U Ho terminato la main quest di The Legend of Zelda: Breath of the Wild e una dolce malinconia ha pervaso il mio spirito barbuto, scosso dalla troppa bellezza giocosa, dal gaudio sfavillante di uno scrigno colmo di creatività e trovate brillanti. Giochi di tale portata appaiono molto raramente e la splendida principessa di Nintendo si è rannicchiata un posto speciale dentro questo cuore matto, matto da legare (sic.)

Swap This! (2018)

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Two Tribes | Nintendo Switch Ai Two Tribes ho sempre voluto bene, onesti mestieranti fautori di giochilli senza grosse pretese ma godibili per le loro meccaniche semplici e immediate. Swap This! è un puzzle game in odore di smartphone, figlio dell'invasione match-3 che sui device mobile sembra non tramontare mai, ma con significative differenze nel gameplay che ne giustificano l'esistenza. Realizzato con cura, economico, ad appagamento rapido, non essenziale.

BarbaReplica: Pix the Cat (2014)

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Pasta Games | PlayStation 4 Pix the Cat è un'autentica perla arcade moderna e oggi vi propongo un breve gameplay, giusto per tappare il buco ché in questo periodo ho veramente poco tempo libero. Buona visione.

BarbaReplica: Bound (2016)

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Plastic Studios | PlayStation 4 Ho scritto un post su Bound e oggi vi puppate un pezzetto di gameplay. Buona visione.

BarbaReplica: Super Stardust Ultra (2014)

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2014 | Housemarque | PlayStation 4 (2016) Un classico della Housemarque in questa puntata. Buona visione.

Haken - Vector (2018)

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Inghilterra | InsideOut | 7 brani Devo sinceramente ammettere che il moderno filone del progressive metal "giovane" (come i Leprous , giusto per darvi una coordinata) mi piace un casino! Gli inglesi Haken riescono a mantenere alta l'attenzione dell'ascoltatore anche nei lunghi brani di Vector e, pur non riuscendo a rinunciare completamente a momenti di puro onanismo tecnico, la ricca portata sonica è divertente e composta divertendosi, compatta, strafottente, fantasiosa. Varietà, suoni moderni, groove, melodia, potenza e una frizzantezza rinfrescante, cosa chiedere di più? Tanti applausi!

BarbaReplica: Galadrius Blaze (2014)

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MOSS | PlayStation 4 Un bel danmaku per iniziare la settimana all'insegna dello sclero. Buona visione.

5brani #03

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Con una cadenza paragonabile ai rapporti sessuali di una coppia di novantenni, torna 5brani , rubrica dinamica (sic...) per assaporare un po' di musica fresca di pubblicazione. Ascolta la playlist 5brani #03 su Spotify . Windswept - Stargazer (2018) I " Drudkh meno uno" tornano con un singolo a base di malinconico black metal, epico, struggente, veloce e con quei riff che ti trascinano lontano. Aspetto con ansia il full. MONO - Breathe (2018) C'è qualcosa di unico nel sound dei giapponesi, un modo d'amalgamare semplici melodie in un affresco ben più complesso delle singole parti. Breathe è un brano d'ascoltare. Soen - Rival (2018) Sono ancora alla ricerca di una propria personalità i Soen e Rival ne è la perfetta rappresentazione: suonato bene, piacevole e pieno di rimandi a roba d'altri. Diabolical - We Are Diabolical (2018) L'auto celebrazione dei Diabolical pesca a destra e a manca, aggiunge l'aggiungibile e annoia...

BarbaReplica: Alienation (2016)

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2016 | Housemarque | PlayStation 4 Alienation di Housemarque pare il solito e solido twin stick shooter prodotto dalla software house. Buona visione.

Beyond Creation - Algorythm (2018)

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Canada | Season of Mist | 10 brani Gran bel disco questo Algorythm , terzo album in studio dei canadesi Beyond Creation . Il death metal progressivo dei nostri non perde mai d'occhio l'impatto e la melodia, sgargiante, malinconica, alcune volte fusion altre heavy metal classiche. Ottimi riff, sezione ritmica tellurica (il basso fa tante cose gustose), growl a profusione, mazzate e carezze. Lo consiglio caldamente.

La Mummia (2017)

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Inghilterra | Alex Kurtzman | 110 minuti La bestia affamata di reboot/remake, generata dal sempre più spaventato mondo del cinema mainstream, è destinata a raschiare il fondo del barile, schiacciata tra blockbuster supereroistici, serie tv e quarantenni da portare in sala, ché i giovani se ne sbattono di spendere soldi. La Mummia del 2017 attinge da una fonte già non propriamente limpida, accatastata un paio di nomi di richiamo, spruzza d'azione ed effetti speciali 110 minuti di nulla e conclude il tutto nella speranza di poter serializzare un scempio goffo, inconcludente e avvilente. Basta solo  Crowe nei panni del dottore pazzo Jekyll (sì, avete proprio indovinato) per ridere involontariamente, sopraffatti dalla troppa incredulità. Le uniche bende utili sono quelle da mettersi davanti agli occhi.

In the Woods... - Cease the Day (2018)

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Norvegia, Inghilterra | Debemur Morti | 8 brani Non ho mai seguito con attenzione gli In the Woods... ma conservo gelosamente il demo ( Isle of Men ) che me li fece conoscere e apprezzare, molti anni fa. Oggi scopro che della vecchia formazione rimane solo il batterista affiancato da Mr. Fog , polistrumentista inglese a cui si deve la rinascita del progetto. Avantgarde black metal senza grosse sperimentazioni e incentrato su melodia e tempi pacati, strutturalmente circolare e costantemente orecchiabile. Cease the Day suona bene e s'ascolta meglio, senza sussulti di stupore né conati di vomito, va dritto per la sua strada e lascia il segno per pochi ascolti. Inutile? No, scontato.

Girlschool - Demolition (1980)

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Inghilterra | Bronze Records | 10 brani L'esordio sulla lunga distanza delle quattro scalmanate inglesi è certamente figlio del suo tempo, ma riesce a colmare le ingenuità con un sfacciataggine da manuale. Heavy metal primordiale dall'attitudine punk, Demolition coinvolge perché viscerale, selvaggio, ruffiano. Le voci da bullette di 3/4 della band aggiungono quel pizzico di strafottenza anni '80 che è il pregio maggiore del disco delle Girlschool . Graffiante. Ah, la copertina rientra di diritto nelle dieci più esilaranti della storia metallara.

Dead Can Dance - Dionysus (2018)

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Australia | (PIAS) | 7 brani Trent'anni di carriera, mai un disco uguale all'altro, personalità ed eleganza. Questa breve descrizione può riassumere quello che i Dead Can Dance rappresentano per tutta la musica alternativa e Dionysus è l'ultimo tassello di un percorso artistico che non conosce la banalità. World music ipnotica, etnicamente oscura e carica di groove frizzanti, arrangiata con il gusto di chi è alla costante ricerca di stimoli e sfide. Se non avete mai intrapreso un viaggio nell'universo del duo avete una grave lacuna da colmare al più presto. Fresco, differente, unico.

Behemoth - I Loved You at Your Darkest (2018)

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Polonia | Nuclear Blast | 12 brani Ne hanno percorsa di strada i Behemoth dai gelidi esordi underground, inanellando una serie di fortunate scelte stilistiche confluite all'interno di un sound riconoscibile e, soprattutto, vendibile. I Loved You at Your Darkest è un saliscendi sonoro continuo, gothic rock che sfocia in terremotanti assalti black death metal, cori di fanciulli (idea geniale) a contrastare il vocione da camionista incazzoso di Nergal . Brano dopo brano s'arriva a fine album in un baleno, senza battere ciglio, e questa scorrevolezza è sia pregio che difetto, lasciando l'operato della band polacca in una preoccupante terra di mezzo di cui non rimane traccia ad ascolto terminato. Un prodotto confezionato con estrema cura ma che mi ha lasciato prevalentemente freddo.

At The Gates - To Drink From The Night Itself (2018)

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Svezia | Century Media Records | 12 brani Non voglio riscrivere le stesse cose riguardanti il "disco del ritorno" degli At The Gates , non voglio proprio, eppure To Drink From The Night Itself soffre dello stesso "male" di At War With Reality : ottima padronanza tecnica, esperienza e zero emozioni. Qui c'è almeno una leggera venatura dissonante in alcuni riff di chitarra, un piccolo diversivo ai soliti tupa-tupa-moment , rallentamento, aaahhh!! Per la storica band svedese la gloria del passato è certamente una compagna con cui è impossibile convivere. Non è brutto, solo inutile.

Antimatter – Black Market Enlightenment (2018)

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Inghilterra | Music in Stone | 9 brani Il precedente disco degli Antimatter (o sarebbe più opportuno chiamarli Mick Moss & Friends ) non mi aveva particolarmente colpito, anzi. Con Black Market Enlightenment il tiro è quasi completamente aggiustato: malinconia a manetta, chitarre languide, tanta melodia e pure delle spruzzate di doppia cassa qui e lì (!!!) Peccato che la qualità sia altalenante e non tutti i brani possano contare su forti brividi regalati a coprire una palese ripetitività. Un disco di rock triste e duro che desta meno preoccupazione per il futuro del progetto inglese.

PPPP [1]: Assassin's Creed #01

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Indice dei post -  Introduzione a PPPP - Sessione #01 Titolo: Assassin's Creed Sviluppatore: Ubisoft Montreal Uscita: Novembre 2007 Piattaforme: PlayStation 3 , Xbox 360 , PC Giocato su PlayStation 3 Sessione #01 Data: 22/11/18 Ora inizio: 00:10 Ora fine: 01:45 I fatti Due medici (un vecchio testa di cazzo e l'assistente bionda) cercano d'estrarre dalla memoria di Desmond Miles (un barista/killer/"io non ho fatto niente" con la faccia da pesce lesso) i ricordi del famigerato Altaïr , assassino che durante la Terza Crociata ne ha mandata di gente al creatore, lì in Terra Santa . Collegato all' Animus (un software ovviamente prodotto da Microsoft ), Desmond rivive le gesta dell'avvo, incastrato nella secolare guerra tra  Assassini e Templari. Il bianco uccisore fa un mezzo casino, subisce un assedio, manda su tutte le furie il boss (un altro decrepito stronzo) che prima lo uccide e poi "no scherzavo, ti tolgo tutte l...

Vi presento PPPP.

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Se Diario di Viaggio è semplice gameplay con un breve commento scritto intorno, quella che vado a presentarvi oggi è una rubrica sul proseguimento pressapochista, progressivo e populista, di una serie videoludica nella sua interezza (non posso farcela): signore e signori, ecco a voi Proseguimento Pressapochista Progressivo Populista , o PPPP per i più intimi. Ah ah ah! Ehm... Nell'impresa barbonica cercherò di portare avanti un titolo specifico, nella sua interezza, tirando dritto verso il finale senza perdermi in missioni secondarie o sciocchezze di contorno. Annoterò impressioni, particolari, chicche e cazzate all'interno di post che non hanno pretese di completezza ma che proverano a incuriosirvi/intrattenervi in totale serenità (...) Com'è lecito aspettarsi, la rubrica si svilupperà su di un numero consistente di post, più o meno brevi, ovviamente dipendenti dalla mia "possibilità oraria", ché il figliolo merita tutto il mio tempo e la per...

Scatto di Domenica #20

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Paper Mario: Color Splash 2016, Intelligent Systems - Wii U Due anni fa ho scritto un post sul poco riuscito Paper Mario: Color Splash , ma la direzione artistica del gioco Intelligent Systems è fuori scala, una festa di colori che fanno bene qui e qui.

BarbaReplica: Polybius (2017)

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2017 | Llamasoft | PlayStation 4 Torna all'improvviso, giusto per tappare qualche buco, BarbaReplica , la rubrica più svogliata del web. Oggi ci diamo alle droghe lisergiche con un video sul Polybius di sua santità acida Jeff Minter . Fate uno svaggio buono, compari!

City Bomber (1987)

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Giappone | Konami | Arcade Quando si è al cospetto di un capolavoro lo senti nei pantaloni, nel grado d'umidità crescente all'interno delle mutande. City Bomber , a trent'anni dalla sua uscita, scalcia come una puledra impazzita, un racing game con visuale dall'alto furente, adrenalinico, travolgente. Sfrecciando nel traffico, inseguiti dalla polizia, si abbattono case, elicotteri e vite a suon d'armi da raccogliere mentre il manto stradale scorre via fluido come burro sciolto. Ritmo indiavolato, controlli perfetti, track design limato di fino, una soundtrack che sfonda deretani e tonnellate di puro orgasmo arcade d'alta scuola. C'è bisogno d'aggiungere altro per convincervi della bontà di questo gioiello  Konami ?

Desert War (1995)

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Giappone | Jaleco, NMK | Arcade Gli si vuole molto bene a Jaleco , softco nipponica storica del periodo d'oro degli arcade, capace di marcare i propri giochi con una discreta personalità e un solido gameplay. Prendete Desert War ( Wangan Sensou in madrepatria), shooter elicotteristico verticale dal ritmo compassato e improntato al recupero di miserabili soldati, prigionieri in territorio nemico ma prontissimi ad elargire carburante e potenziamenti a gogò. Si spara bene e la grandezza del nostro elicottero richiede una maggiore attenzione durante le manovre tra la sassaiola di proiettili, ma l'ottima gestione delle ondate avverse e una colonna sonora da paura trasformano ogni partita in un godimento sparacchino old style bello sostanzioso. Solido, godibile, divertente.

Scatto di Domenica #19

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2012, Nintendo EAD - Nintendo 3DS Qui trovate un post su l'ultimo Animal Crossing che mi sono sparato in vena (non quella porcata tagliata male di Pocket Camp ), ma Remo merita assolutamente un'apparizione in questa rubrica. Il fine umorismo da cinepanettone italico (esistono ancora?) è irresistibile, pochi cachi!

Moon Cresta (1980)

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Giappone | Nichibutsu | Arcade Se c'è una sensazione che Moon Cresta veicola nel più intenso dei modi questa è di certo la precarietà. Non importa se si riesce, a fatica, ad assemblare i tre moduli, saremo sempre asserragliati dai nemici, stoici sucidi dai movimenti psicotici e imprevedibili. Una maggiore estensione del raggio di fuoco si paga con una vulnerabilità estrema e l'obbligo d'attendere che il proiettile sparato compia il proprio destino, prima di poterne esplodere un altro, richiede reattività e mira eccellente. Implacabile, immediato e coinvolgente, lo sparatutto angosciante di Nichibutsu è pronto ad accogliervi tra le sue diaboliche spire, prigionieri del loop di distruzione e tensione che ne attraversa il codice, finché morte (vostra) non vi separi. Imprescindibile.

Urban Champion (1984)

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Giappone | Nintendo R&D 1 | Famicom Adoro l'essenzialità dei videogiochi "primordiali" ma la prima scazzottata uno contro uno sviluppata da Nintendo non dura più di una scaramuccia tra adolescenti. Il problema principale di Urban Champion è l'immediata noia che riesce a scatenare, imputabile alla scarsità di mosse offensive e difensive (quattro pugni, una parata e una schivata) a disposizione del giocatore, che lo rendono a tutti gli effetti un passatempo elettronico usa e getta discretamente costoso. Stesse ambientazioni, stesso nemico, due imprevisti in croce e l'unico appiglio di una minima appetibilità in doppio nulla possono contro il coetaneo Karate Champ della Technōs Japan , per non parlare delle meraviglie di un  Yie Ar Kung-Fu che vedrà la luce solo qualche mese dopo. Grazioso d'aspetto ma soporifero nella sostanza.

Scatto di Domenica #18

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2014 | Monolith Productions (USA) | PlayStation 4 Stupidamente esteso (per cavalcare a tutti costi l'invadente malattia da open world che affligge il gaming più o meno moderno), assurdamente vuoto nelle ambientazioni, Middle-Earth: Shadow of Mordor esprime il proprio potenziale nell'intima natura da brawler tridimensionale post Batman di  Rocksteady Studios . Il gioco di Monolith Productions sfoggia uno stepitoso Nemesis System che trasforma le mostruosità avversarie da semplici manichini pronti a farsi massacrare a creature stronze che portano addosso i segni e l'esperienza dei precedenti incontri. Una trama così ignorante da far tornare in vita Tolkien solo per tirare un paio di bestemmie, un personaggio carismatico come il parente svizzero che ti porta sempre la cioccolata quando scende in vacanza ad Agosto, eppure dannatamente divertente da giocare quando si tratta d'infilzare orchi come se non ci fosse un (oscuro) domani.

Goldmund - Sometimes (2015)

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USA | Western Vinyl | 17 brani Spotify Smarrendosi all'interno di Sometimes si percepisce con chiarezza tutta la sensibilità artistica di Keith Kenniff , la mente e il cuore dietro Goldmund . Ambient pianistico ad alto concentrato di malinconia assuefacente, quasi timido nello svilupparsi e in grado d'avvolgere l'ascoltatore in un caldo abbraccio materno che ha il profumo dei ricordi e la quiete dell'accettazione più incondizionata. Meraviglioso.

Alice in Chains - Rainier Fog (2018)

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USA | BMG | 10 brani aliceinchains.com Non posso certamente considerarmi un fine conoscitore della "sfortunata" band di Seattle , ma Alice in Chains e Dirt li ho praticamente usurati e di Jar of Flies faccio giusto in tempo ad ascoltare Nutshell (è il secondo brano...) ché mi sciolgo in un mare di lacrime e singhiozzi, imbarazzanti almeno quanto rumorosi. "Sì, ok, ma dopo tutto 'sto cazzo di pippone vuoi dirci com'è l'ultimo disco degli Alice ?" grideranno i miei fedelissimi lettori immaginari, ai quali risponderò scrivendo che Rainier Fog è un bel pezzo di rock duro, onesto ed emozionale, di quelli da gustarsi con il sorriso sulle labbra, pieno di riff e intuizioni armoniche proprie della band e fresche anche dopo tanti anni d'onorata carriera. Consigliatissimo, e la copertina è bellissima.

Fuath - I (2016)

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Inghilterra | Fortriu Productions | 4 brani fuath.bandcamp.com Con l'arrivo del freddo e delle piogge mi sale la voglia, ricorrente e perversa, di black metal atmosferico, rigorosamente da spararsi in cuffia al ritorno a casa dopo un turno di lavoro pomeridiano tutto umanità e istinti violenti repressi. I di Fuath (solo project di Andy Marshall ) ha assolto benissimo il compito, proponendo un minimalismo melodico incredibilmente evocativo anche se originale come una passeggiata nel boschetto comunale con tanto di face painting da guerra satanica dei poverissimi. Accellerazioni, ripetizione ossessiva, rallentamenti e screaming distorto lontanissimo sono lì dove li avete sempre trovati, ma l'insieme supera la somma delle singole parti che lo compongono.

Scatto di Domenica #18

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The Witness 2018 | Thekla Inc. | PlayStation 4 Del capolavoro di Jonathan Blow ho scritto in questo vecchio post (ripescato dal blog precedente e leggermente rimaneggiato) e credo che questo screenshot ne catturi discretamente lo spirito. Giochi come The Witness sono nettare delizioso di cui godere pienamente.

22 Luglio (2018)

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USA | Paul Greengrass | 143 min. Se si ha il sangue freddo d'analizzare il film di Paul Greengrass senza lasciarsi condizionare dalle emozioni, la natura volutamente didascalica e il voler trovare costantemente risposte all'orrore che cerca di raccontare sminuiscono di molto l'impatto e la forza del messaggio. Ma 22 Luglio mette in scena un altro preoccupante tassello del puzzle d'odio che attraversa questo periodo storico, il risultato del liquame razzista, violento e pericoloso che si nutre tanto di lucidi mostri come il massacratore norvegese Breivik , protagonista della pellicola, che del vicino di casa pronto a dispensare morte mentre scrolla la timeline di Facebook . Se anche una produzione non propriamente riuscita può servire a generare discussione allora ben venga, perché chi popolerà il futuro si plasma anche dalle parole scambiate sul divano.

Miles e Kilo (2018)

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Inghilterra | Four Horses | Nintendo Switch Miles e Kilo è il classico giochino indie che ti tiene incollato allo schermo grazie alla chiarezza dei propri intenti: farti provare e riprovare lo stesso stage fino alla perfezione. Platform minimal dalla tendenza all'autorun (disattivabile nelle opzioni), delizioso nella veste grafica bitmap (un po' meno nelle insipide musichette d'accompagnamento), con controlli puntuali e dal level design gustoso e intelligente, il gioco di Michael Burns sprona e incoraggia alla pura arte dello speedrun, mentre riecheggiano echi del Wonder Boy arcade e il sincronismo dell'azione strizza l'occhio compiacente al Super Mario bidimensionale che tanta ispirazione ha elargito qui e lì. Pulito, veloce, onesto e tosto il giusto, perfetto per sezioni in mobilità alla ricerca della più alta valutazione. Consigliato.

The Belle Game - Ritual Tradition Habit (2012)

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Canada | Boompa Productions | 12 brani Delicato, ruffiano e splendidamente orecchiabile, Ritual Tradition Habit dei canadesi The Belle Game è quel dream-pop che non ti aspetti, quello che riesce a cogliere anche gli angoli più malinconici delle rilassanti sonorità di cui si nutre. Dodici tracce che lasciano piacevolmente stupiti, prive d'orpelli accessori e gradevoli come una bella scampagnata in primavera, ché con 'sto tempo di merda è proprio quel che ci vuole. Promossi senza remore.

City 40 (2016)

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Russia | Samira Goetschel | 77 min. Il documentario di Samira Goetschel è uno sguardo sulle vite di alcuni residenti della City 40 , città russa, chiusa e fantasma, costruita attorno ad una fabbrica adibita alla lavorazione del plutonio per scopi bellici. Pur se distratti dall'agiatezza economica, i cittadini sono prigionieri costretti al silenzio e condannati a morte quasi certa a causa della costante esposizione alle radiazioni. City 40 riesce solo in parte a restituire il clima d'ovattata costrizione che ne pervade l'intero svolgimento e si conclude sollevando più polvere di quanta riesce a spazzarne via. Un vero peccato, visto l'interessante argomento trattato.

Scatto di Domenica #17

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2015, thatgamecompany - PlayStation 4 Del capolavoro poetico di thatgamecompany ne ho scritto sul vecchio blog, ma oggi voglio focalizzarmi sulla potenza comunicativa dell'esperienza multiplayer. In Journey l'incontro con uno o più estranei sancisce la nascita di un rapporto di supporto reciproco che ha bisogno di pochi semplici suoni per funzionare, dove non è importante il chi ma il come . Ognuno verso una meta identica e protagonisti di un viaggio unico, intimo e volontariamente condiviso.

Your Name. (2016)

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Giappone | Makoto Shinkai | 107 min. Dopo avere invaso la mia bacheca di Facebook per settimane e aver letto opinioni e critiche entusiaste in giro per l'internet, è giunta l'ora di guardare l'ultimo successo di Makoto Shinkai , anche se con un leggero e voluto ritardo. La caratteristica che lascia di stucco di Your Name. è l'incredibile realizzazione tecnica/artistica, un orgasmo continuo di scenari naturalistici e urbani d'assoluto pregio, coadiuvati da una regia dinamica e da un character design classico ma che non lascia certo gridare al miracolo. Purtroppo l'ultimo pargolo del regista giapponese ha avuto sul sottoscritto lo stesso deludente effetto di quello trattato in precedenza sul blog ( Il giardino delle parole, omaggiato anche in Your Name .): un centrifugato di luoghi comuni, gag sullo scambio di corpo/sesso dei due protagonisti, amore adolescenziale oltre il tempo e lo spazio, finta poetica del cuore nipponico e musiche romantico-noc...

Electroplankton (2005)

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Giappone | indieszero | Nintendo DS Se c'è un gioco in grado di dimostrare l'enorme rottura con il passato che il Nintendo DS ha rappresentato questo è senza dubbio Electroplankton . Il "sintetizzatore acquatico" realizzato da indieszero è progettato attorno alle caratteristiche hardware della portatile Nintendo , ne esalta le novità e richiede al giocatore un pizzico di curiosità e un buon  paio di cuffie. Smanacciare con i plankton mediante lo schermo touch o sussurrare sconcerie verso il microfono sono attività che rapiscono per l'ipnosi sonora prodotta, rilassanti armonie semi casuali che fanno delle note il più piacevole dei passatempi. Inventiva e genio sono stipate all'interno del codice di Electroplankton , lontane anni luce dalle stressanti urgenze del videogioco classico e prossime alla pura catarsi sensoriale. Unico.

Barba RePlay #01: Downwell

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Giappone | Moppin | PlayStation 4 In questo post ho scritto della bellezza arcade di Downwell , sintonia solitaria in pixel del buon Ojiro Fumoto , e questa ennesima rubrica video serve solo a mostrare un po' di (scarsissimo) gameplay fatto durante l'oretta di bollore del brodo vegetale per il pupo. Non lasciatelo sfuggire 'sto giochino indie ché è 'na cosa sopraffina.

Speed Racer: The Videogame (2008)

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Singapore | Virtuos | Nintendo DS L'astinenza da F-Zero  mi costringe ad aggrapparmi a ogni videogioco che presenti corse su veicoli improbabili, preferibilmente ad ambientazione futuristica trash e religiosamente arcade nel gameplay. Tie-in della pellicola basata sul mastodontico media fanchise giapponese (che nella terra dei ciliegi in fiore ha il più ganzo Mach GoGoGo a marchiarne le produzioni), Speed Racer: The Videogame è inaspettatamente piacevole, focalizzato più sui combattimenti (QTE come se piovesse) e acrobazie che sullo sfrecciare supersonico NON MI FERMA NESSUNO!, graziato da un'ottima sensazione di velocità da gestire con controlli reattivi e precisi. Manca quella profondità meravigliosa che rende immortali i migliori e bisogna soprassedere su qualche semplificazione di troppo nell'esecuzione delle acrobazie, ma il lavoro dei Virtuos resta godibile per un numero sufficiente d'ore a non far rimpiangere l'acquisto. Buono.

Mr. DRILLER: Drill Spirits (2004)

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Giappone | NAMCO | Nintendo DS È dal 1999 che Mr. DRILLER offre dell'ottimo gameplay, tutto puzzle e riflessi, non facendo rimpiangere il padre Dig Dug , da cui ha preso l'incredibile immediatezza e la frizzante frenesia. L'episodio per Nintendo DS ripropone la formula classica ma permette, grazie alla maggiore visuale verticale data dai due schermi, di gestire con repentina strategia la caduta dei vari blocchi colorati, evitando nel contempo di venire schiacciati dai medesimi o di morire male per la carenza d'ossigeno, il cui approvvigionamento, tramite apposite bombolette sparse per gli stage, svela la natura più cervellotica del gioco NAMCO . Si scava sempre più in profondità, le combo con corposi ammassi di blocchi spingono verso le stelle il punteggio, la morte è dietro ogni mossa e le ore volano via leggere. Mr. DRILLER: Drill Spirits non è rivoluzionario ma asfalta molti concorrenti agguerriti. Delizioso.

Il figlio di Saul (2015)

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Ungheria | László Nemes | 107 min Saul è un sonderkommando , un prigioniero ebreo costretto a collaborare con le SS nelle operazioni di sterminio all'interno dei lager nazisti. Nei pochi mesi di vita che gli spettano spinge i deportati, dopo averli svestiti, verso la doccia di Zyklon B , ne depreda i cadaveri prima di darli in pasto ai forni crematori, per poi disperderne le ceneri nel fiume, "carico" dopo "carico", "pezzo" dopo "pezzo", uno delle migliaia di manovali della perfetta industria della morte messa in opera dalla Germania del Terzo Reich . L'esordio alla regia del giovane László Nemes è il racconto dell'ossessiva ricerca di redenzione di un uomo che vuole dare dignità alla morte in un luogo d'inumano disprezzo della vita, un'opera brutale che ti costringe ad accalcarti vicino al protagonista, a sentirne il respiro, ad osservare quegli occhi spenti e lucidi, imprigionato all'interno di un claus...

Scatto di Domenica #16

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Bound 2016, Plastic Studios (Polonia), Santa Monica Studio (USA) - PlayStation 4 Su Bound ho scritto un post un po' di tempo fa e questo scatto mi ha sempre ricordato le buone sensazioni che il gioco di Plastic Studios ha saputo regalarmi, nonostante i difetti più o meno evidenti.

Anaal Nathrakh - A New Kind of Horror (2018)

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Inghilterra | Metal Blade Records | 10 brani C'è stato un tempo in cui la brutale e insana musicalità del duo inglese mi faceva impazzire: black death metal rumoroso, veloce, nero e con delle aperture improvvise tutta melodia e frangetta al vento. C'era un tempo in cui attendevo trapitante un nuovo disco degli Anaal Nathrakh e oggi, che ho finito d'ascoltare A New Kind of Horror per la decima volta, posso affermare che quei giorni sono finiti. Ogni elemento del sound è lì dove deve essere ma il riciclo d'idee, la pigrizia della scrittura e la tombale sensazione di già sentito mi portano ad affermare che, al decimo album in studio, non mi è possibile accettarlo. Addio Anaal Nathrakh , spero di risentirvi maggiormente ispirati e meno furbetti.